Lo staff di medicinanaturale.pro vuole proporvi il punto di vista di un giovane medico sulle principali differenze e affinità che legano i due “mondi”, quello della medicina allopatica e quello della medicina naturale.
Una visione lucida, che permette di capire meglio le potenzialità delle due discipline, che contrariamente a quanto si può pensare non sono in antitesi, ma capaci di forte integrazione.
Un piccolo spunto per ragionare sulle opportunità che la medicina, tutta, ci offre.

Gian Matteo Cannici
Medico di continuità assistenziale e Medico di medicina generale presso ASL 13 Novara
Psicoterapeuta della Gestalt presso Studio di psicologia privato in Novara.
- Specializzazione in psicoterapia della Gestalt
- Corso di formazione specifica in medicina generale
gmatteo@cannici.eu
Limiti e vantaggi delle due discipline:
I vantaggi principali della medicina tradizionale si possono riassumere nei seguenti punti:
- la medicina tradizionale mira ad essere una scienza il più possibile esatta per quanto tenga conto della variabilità individuale, con criteri internazionali codificati e condivisi di applicabilità e riproducibilità dei metodi diagnostici e terapeutici. Si cerca quindi di raggiungere un consenso internazionale (della cosiddetta comunità scientifica) sui protocolli di diagnosi e cura da applicare.
- Tale approccio ha particolari vantaggi per il controllo sui trattamenti, che devono essere riconosciuti da tutta la comunità scientifica internazionale come efficaci e sicuri, ovvero con i minori effetti collaterali possibili anche a distanza di tempo, e che portino a guarigione o al rallentamento della progressione della malattia. Vengono condotti a tal fine molti studi per il controllo dell’efficacia terapeutica, ed esistono Agenzie internazionali e nazionali sulla sicurezza del farmaco e sul controllo degli effetti collaterali di questi ultimi (agenzie di farmacovigilanza).
- La medicina tradizionale è insostituibile in diversi campi. Per citarne solo alcuni dei più importanti:
- Nel campo diagnostico, in particolare con l’avanzamento a cui si è assistito negli ultimi decenni delle tecniche di radiologia come la radiografia, la Tac, la Risonanza Magnetica, la scintigrafia, la PET, l’ecografia, le endoscopie, che permettono di ottenere immagini degli organi colpiti da diverse affezioni e comprenderne lo stato di gravità, da cui seguono degli opportuni trattamenti. Il vantaggio è di poter vedere a che punto è arrivata la malattia e non soltanto supporlo da segni indiretti o dall’esame obiettivo, come la mancanza di queste indagini obbligherebbe a fare. Insieme a questo si è avuto anche un avanzamento delle conoscenze molecolari e delle analisi bio-umorali del sangue e di alcuni parametri d’organo e di malattia che guidano la diagnosi.
- Il campo delle emergenze mediche laddove una diagnosi tempestiva e l’intervento terapeutico tempestivo permettono un rapido inquadramento della gravità della situazione e in molti casi il mantenimento della vita e dell’integrità dell’organo colpito. Per citare alcuni tra i sintomi più importanti, che richiedono tutti un intervento immediato e la necessità di allertare il 118 o di recarsi in Pronto Soccorso: la dispnea o difficoltà a respirare importanti, il dolore toracico importante, i sintomi neurologici acuti di perdita della sensibilità in un lato, la paresi (diminuzione nella motilità) o la paralisi di un lato del corpo, la perdita della vista o di altro senso, visione sdoppiata, difficoltà del linguaggio, vertigini e disequilibrio, perdita o dis-funzione della coscienza, il dolore addominale importante, il traumatismo soprattutto quello cranico e del rachide, cefalea improvvisa e importante (soprattutto se al primo episodio), dolore oculare importante; infine i segni di importante disidratazione (soprattutto in anziani e bambini) e altri sintomi ‘sentinella’ che variano dalla sudorazione fredda e prostrazione dello stato generale con tachicardia o ipotensione, pallore, nausea e vomito (sintomi vegetativi) in particolare se accompagnati da dispnea.
- Farmaci essenziali e salvavita: sono farmaci essenziali per il mantenimento della vita o della funzionalità di un organo, che se non dati in tempi brevi per alcuni di essi possono portare al decesso o alla perdita irrecuperabile della funzionalità di alcuni organi, mentre per altri è importante non privarsene: es. vitamine. Elenco:
- Farmaci anestetici, essenziali per provvedere a un necessario intervento chirurgico.
- Antiallergici e farmaci per l’anafilassi.
- Antidoti delle sostanze velenose e per le intossicazioni.
- Antiepilettici.
- Antiinfettivi tra cui: antielmintici, antibatterici, antifungini, antivirali, antiprotozoari.
- Antineoplastici ed immuno-sopressori.
- Anti-Parkinson.
- Medicinali antianemici e quelli che influenzano la coagulazione.
- Prodotti trasfusionali di sangue, plasma e derivati (immunoglobuline specifiche, ad esempio per il tetano, ma anche nelle immunodeficienze, nella porpora trombocitopenica, altre patologie immunologiche).
- Cardiovascolari: antianginosi, antiaritmici, antiipertensivi, antitrombotici, farmaci usati per lo scompenso cardiaco.
- Antiemorragici.
- Gastrointestinali: Antiulcera; Antiemetici, antidiarroici e sali reidratanti (Nota: la disidratazione importante e protratta può portare al decesso).
- Ormoni e farmaci endocrini: insulina e antidiabetici orali, ormoni surrenalici, ormoni tiroidei e farmaci antitiroidei; progestinici in gravidanza, Ossitocina nell’emorragia post-partum.
- Vaccini e sieri.
- Soluzione per la dialisi peritoneale e in generale tuti i procedimenti dialitici.
- Antipsicotici per le crisi di agitazione psico-motoria che possono essere pericolose per il paziente e per gli altri.
- Farmaci respiratori: Ossigeno per l’insufficienza respiratoria, antiasmatici.
- Farmaci e soluzioni concentrate per la correzione degli squilibri elettrolitici ed acido-base (es. nel coma chetoacidosico, tipica modalità di presentazione del diabete giovanile che richiede ricovero in P.S.)
- Vitamine e minerali essenziali.
Tra i limiti più evidenti da segnalare sono:
- Gli effetti collaterali dei farmaci, le controindicazioni dovute alle interazioni tra diversi farmaci, o tra farmaco e alcuni stati morbosi, le complicanze degli interventi chirurgici. La maggior parte dei farmaci sono sostanze ‘di sintesi’ con componenti che potrebbero essere mal tollerate dall’organismo se non addirittura provocare una vera e propria reazione allergica. Tutti gli effetti collaterali sono soggettivi e individuali, e spesso non prevedibili, anche se per alcuni farmaci (soprattutto quelli usati da lungo tempo e quindi più sicuri da questo punto vista) grazie alle segnalazioni dei medici che sono obbligatorie per legge per le reazioni gravi e inattese (e anche non gravi o attese per vaccini e farmaci sottoposti a controllo intensivo), si è ormai arrivati a sapere quelle che sono le reazioni allergiche più frequenti e le controindicazioni principali. La scienza medica tiene conto del rapporto rischio/beneficio di ogni trattamento, e cerca di utilizzare i farmaci solo quando necessario (ad esempio è inutile dare un antibiotico durante un infezione virale, anche per via della possibile comparsa di germi resistenti nella popolazione) e il minor numero possibile di farmaci, anche per via dell’impegno che tali molecole comportano per gli emuntori, ovvero quegli organi atti a depurare l’organismo (reni, fegato, polmoni, sistema linfatico, e cute attraverso la cosiddetta perspiratio).
- Insieme agli effetti collaterali un altro capitolo ancora troppo trascurato è quello della qualità di vita, che apre questioni etiche in medicina piuttosto vaste. Alcune cure, come le chemioterapia, compromettono la qualità di vita a beneficio di ‘allungarla’, ma insieme ad essa si allunga, in alcuni casi, un decorso di malattia probabilmente più penoso di quello ‘naturale’ per un risultato incerto. Viene messa ancora troppa enfasi sull’ottenere dei risultati quantitativi in medicina, trascurando, soprattutto nelle discipline specialistiche meno da parte del medico di famiglia, quello che è lo ‘stato’ del paziente.
- L’interesse prominente delle specialità mediche all’organo, tessuto e sintomo nell’ambito della propria specialità, rischiando di perdere il punto di vista globale dell’insieme del corpo e della persona con la sua psiche e il suo spirito. Ormai anche gli internisti sono specializzati in un ramo, ad esempio quello gastroenterologico, infettivo, reumatologico, ecc., e spesso si chiamano dei ‘consulenti’ quando la malattia interessa organi diversi rispetto all’ambito di pertinenza. È auspicabile sempre più un approccio olistico, oltre che integrato con diverse discipline complementari, tenendo di vista la persona globale e l’organismo-come-un-intero. Solo ultimamente questa tendenza parcellare sta iniziando a essere meno in voga (vedi ad esempio la definizione di salute secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”), anche se pure nella popolazione generale si ha il culto dell’ultra-specializzazione con conoscenze molto tecniche, in quanto si identifica il sapere con il tecnicismo.
- La scarsa attenzione della scienza medica a tutto ciò che non sia prontamente riproducibile, o analizzabile attraverso strumenti di analisi diretta. Ci sono una vastità di fenomeni che non possono essere, per ora, analizzati dai nostri strumenti, né facilmente riprodotti in condizioni ‘ordinarie’ o su vasta scala, in particolare tutto ciò che nelle scienze mediche complementari è chiamato ‘energia vitale/chi/meridiani energetici/chakra/ecc..’. Tali ‘fenomeni o stati’ possono essere soltanto ‘sperimentati soggettivamente’, e per alcuni farmaci, ad esempio omeopatici, ne si può constatare il beneficio (ultimamente si utilizzano immagini PET per evidenziare, ad esempio cosa accade negli stati meditativi al funzionamento dinamico del cervello). Tali questioni vengono meglio approfondite dalle medicine complementari (es. cinesi, indiane, tibetane, ecc., o tra quelle occidentali l’omeopatia, i fiori di Bach, ecc.).
- La sperimentazione scientifica è anch’essa codificata, ma in questo caso tale codificazione, piuttosto rigida, può essere un impedimento. Le indagini infatti devono essere compiute su un campione abbastanza vasto, cosa che limita l’indagine dei casi particolari o dei casi rari che potrebbero tuttavia essere illuminanti su alcune questioni. Inoltre, la sperimentazione scientifica viene svolta quasi sempre ai primi stadi sull’animale da cavia (sicuramente diverso dall’uomo nel suo insieme, seppur simile per il funzionamento di alcuni organi). Sono ancora poche le sperimentazioni o gli studi sull’uomo che non passino prima dallo studio su cavie (in vivo) o su tessuto in vitro, ovvero su cellule vive umane coltivate in coltura in laboratorio, le quali nel loro funzionamento sono diverse dal tessuto non ‘staccato’ dal resto della persona vivente. Questo limita l’indagine diretta sull’uomo vivente e i suoi ‘stati particolari’. Ne sono degli esempi le scoperte di alcune cure pionieristiche sperimentali che hanno avuto poco spazio in quanto non potevano essere riprodotte adeguatamente su animale da cavia o su tessuto (come quella di Antonio Priore sul cancro curato attraverso l’applicazione di campi elettro-magnetici pulsati e modulati).
Esempi dei campi di applicazione complementari delle due medicine.
Paziente-persona nelle patologie acute e croniche.
La medicina tradizionale, come visto prima, è il rimedio e l’equipaggiamento strumentale d’eccellenza per gli stati morbosi acuti. Per quanto riguarda gli stati cronici o che progrediscono nel tempo, che vengono spesso curati con un trattamento cronico a domicilio da parte del medico di famiglia, la terapia con farmaci non è l’unica e forse in alcuni casi nemmeno la più efficace. Più parliamo di prevenzione precoce più si lascia grande spazio d’intervento alle medicine complementari che utilizzano non soltanto sostanze esogene come integratori, piante officinali nella fitoterapia, l’utilizzo di alcune essenze come nell’omeopatia e nella floriterapia di Bach, degli olii essenziali nella medicina Ayurvedica indiana, ma anche trattamenti pratici dalla chiropratica nota in occidente, fino all’agopuntura cinese che interviene sui meridiani energetici o il Reichi che interviene sui chakra, ecc..
Per fare un esempio di questa differenza di approccio, che lascia spazio tuttavia ad una complementarietà e collaborazione, citiamo la prevenzione delle malattie cardio-vascolari.
L’approccio della medicina tradizionale alla prevenzione cardiovascolare si basa sull’accertamento del cosiddetto rischio cardiovascolare, ovvero il rischio di sviluppare nel tempo eventi trombo-embolici cardiovascolari che comprendono l’ischemia del miocardio e l’ischemia cerebrale, ma anche l’ischemia agli arti (caludicatio intermittens), e dell’intestino (angina abdominis) o più raramente come manifestazione acuta ad altri organi. Considerando che il 42% dei decessi avviene per malattie cardiovascolari questo è uno dei problemi cardine della medicina (il dato italiano è simile a quello internazionale).
La medicina tradizionale come approccio si basa sull’individuazione di fattori di rischio e sulla diminuzione ed eliminazione degli stessi. In particolare:
- la riduzione del colesterolo (con la dieta e attraverso l’uso di integratori, con miscele di sostanze naturali tra cui Gamma Orizanolo, Policosanoli, Riso Rosso, Fitosteroli, Cromo, Omega 3 e 6, per poi passare se necessario a farmaci come le statine)
- la riduzione della pressione arteriosa (farmacologica o attraverso la riduzione dei fattori di rischio e il miglioramento dello stile di vita)
- la sospensione del fumo (La nicotina accelera il battito cardiaco e fa aumentare la pressione arteriosa, accelera il processo dell’arteriosclerosi. Il monossido di carbonio contenuto nel fumo diminuisce la quantità di ossigeno nel sangue)
- la riduzione della sedentarietà e l’aumento dell’esercizio fisico che aiuta a prevenire l’obesità, a ridurre la frequenza e la pressione cardiaca sotto sforzo; inoltre riduce il colesterolo LDL quello responsabile del deposito nei tessuti e nel sistema vascolare, che va accumulandosi progressivamente sulle pareti delle arterie (placche aterosclerotiche e progressiva occlusione/trombosi delle arterie/ischemie) e aumenta il colesterolo HDL responsabile invece del processo contrario ovvero del trasporto del colesterolo dalla periferia al fegato (funzione di spazzino)
- la riduzione di sovrappeso ed obesità con l’esercizio e la dieta, sia riducendo quest’ultima se in eccesso che modificandola qualitativamente. Frutta, verdura e legumi aiutano a raggiungere il senso di sazietà senza dover eccedere in carboidrati e grassi. Inoltre è meglio consumare pasti più abbondanti a colazione o a pranzo rispetto a cena perché si ha l’opportunità di bruciare le calorie assunte in modo attivo
- il controllo ottimale del diabete (monitoraggio attento di glicemia, dell’emoglobina glicata, della terapia e dell’apposita dieta)
- la sospensione dell’abuso di caffè e alcolici e dell’uso di droghe
- introduzione di una dieta ricca di frutta, verdura e legumi, con riduzione dell’utilizzo del sale, riduzione della quantità totale dei grassi in particolare dei grassi saturi (contenuti soprattutto nei grassi animali, prediligere nelle carni quelle bianche: agnello, pollo, tacchino, coniglio e vitello. La denominazione “carni bianche”, deriva dal minor quantitativo di mioglobina, una sostanza rossa, abbondante nei muscoli dei bovini adulti-(non vitelli) e dei cavalli. Tale mancanza, tuttavia, poco influisce sul valore nutritivo, dato che anche le carni bianche sono ricche di ferro e proteine. La differenza, invece, riguarda la minor presenza di grassi e la maggiore digeribilità, legata al fatto che presentano fibre muscolari particolarmente fini facilmente attaccabili dai succhi gastrici), insieme all’integrazione con assunzione di acidi grassi polinsaturi (i cosiddetti omega 3, omega 6 e omega 9, di cui tra i primi due sono ‘essenziali’, ovvero il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, l’acido alfa linolenico, omega 3, e l’acido linoleico Omega 6. Naturalmente sono contenuti nel Pesce e nell’Olio di pesce, nei Crostacei, nelle Noci e nei Semi, come le mandorle, le noccioline, le noci, nell’olio e semi di sesamo, di girasole, di canapa alimentare, di colza, di lino, nell’olio di ribes nero, ecc. Nota: l’olio extravergine d’oliva contiene acidi grassi mono-insaturi. Nota: l’acido arachidonico è un acido grasso polinsaturo derivato dall’acido linoleico, ed è il precursore delle prostaglandine responsabili della risposta infiammatoria). I grassi ricchi di acidi grassi saturi determinano un aumento della colesterolemia (tasso di colesterolo nel sangue); quelli ricchi di acidi grassi monoinsaturi non influiscono sul livello di colesterolemia; quelli, invece, ricchi di acidi grassi polinsaturi determinano una diminuzione del tasso di colesterolemia quando questa è a valori alti
- riduzione dello stress e delle attività stressanti: lo stress occasionale non rappresenta generalmente un pericolo per la salute, mentre periodi prolungati stimolano la produzione di adrenalina con le note conseguenze su frequenza cardiaca e pressione arteriosa.
Vi sono poi altri fattori di rischio non modificabili come:
- l’età e il sesso (la placca aterosclerotica inizia a rendersi evidente verso i 30 anni nel sesso maschile per deposizione di materiale lipidico nell’intima dell’arteria che progressivamente tende a occludere il lume del vaso. Il sesso femminile è protetto durante la vita fertile dal cosiddetto “ombrello estrogenico” creato dagli ormoni sessuali. Nella donna la formazione delle placche ateromatose non ha inizio prima della menopausa, che in Italia insorge in media al 51° anno. Considerando che la placca impiega dai 15 ai 25 anni per creare nell’arteria un restringimento emodinamicamente significativo, questo spiega perché nel sesso maschile le sindromi coronariche acute insorgano – sempre in media – a partire circa dai 50 anni, mentre nelle donne questo avvenga 15 anni dopo, cioè circa dopo i 65 anni).
- le dislipidemie congenite (valori congeniti alti di colesterolo che vanno trattati se raggiungono valori importanti con le statine)
- la familiarità (ovvero un parente di primo grado che abbia avuto un evento cardiovascolare prima dei 55 anni se maschio e prima dei 65 anni se femmina)
A seconda del numero di fattori di rischio presenti si ha un rischio sempre maggiore (non semplicemente additivo ma esponenziale) di sviluppare eventi tromboembolici, calcolato a distanza di 10 anni (basso rischio = 15% di probabilità, rischio elevato tra il 20 e il 30% di probabilità, molto alto > del 30%).
La presenza di un danno d’organo (l’evidenza ecografica di ipertrofia ventricolare sinistra da cardiopatia ipertensiva, e di IMT (spessore medio(lo strato medio dell’epitelio)-intimale del vaso carotideo aumentato (ovvero > di 0,9 mm) o placca che occlude per una percentuale > del 70% il lume; di un lieve aumento della creatininemia (U.1.3-1.5 e D.1.2-1.4) e della Microalbuminuria (30-300 mg 24ore) sinonimi d’inizio di insufficienza renale una delle conseguenze dell’ipertensione e dell’aterosclerosi; Retinopatia ipertensiva avanzata, con emorragie, essudati, papilledema all’esame del fundus oculi con oftalmoscopio; pregressi eventi cardiovascolari comprese le arteriopatie periferiche) o del diabete pone il paziente già nella categoria di rischio molto elevato. Per tutte le categorie di rischi con valori pressori maggiori di 140-145/90 si deve iniziare secondo la medicina tradizionale la terapia a meno che il tentativo, condotto nei primi mesi, di eliminare i fattori di rischio non sia andato a buon fine e sia riuscito a diminuire la pressione arteriosa. Altrimenti dei valori pressori permanentemente aumentati sono peggiorativi dell’aterosclerosi (per lo stress di parete) e alla lunga provocano cardiopatia (cardiopatia ipertensiva) e altri danni d’organo.
La modificazione dello stile di vita va comunque attuato anche se si inizia la terapia farmacologica, la quale non sostituisce l’intervento sul cambiamento dello stile di vita.
Un ultimo importante fattore è quello dell’equilibrio ossidativo nel corpo. Esiste un equilibrio tra le reazioni ossidative, importanti per esempio perché avvenga in modo efficace la risposta infiammatoria, e i sistemi anti-ossidanti intra ed extracellulari deputati al controlli di tali reazioni. Le particelle di colesterolo-LDL ossidate sono quelle imputate nella creazione della placca sulle arterie, in quanto vengono catturate dai macrofagi (che diventano cell. schiumose) sul vaso e depositate nella parete del vaso. Pertanto è importante l’azione degli alimenti antiossidanti, ed è importante il loro apporto per diminuire i processi infiammatori e ossidativi nella parte vasale:
VITAMINA A
Carote, cavolini di Bruxelles, pomodori, mais
VITAMINA C
Succo d’arancia, broccoli, pompelmo, peperoni
VITAMINA E
Arachidi, avocado, olio di oliva, olive
AC. GRASSI OMEGA-3
Sgombro, salmone, olio di lino, legumi
POLIFENOLI
Uva rossa, tè verde e nero, olio di oliva, mirtilli
Infine si utilizzano preventivamente gli antiaggreganti per prevenire la comparsa del trombo se il paziente è diabetico o con danni d’organo o con rischio cardiovascolare intermedio ed elevato. In genere l’occlusione arteriosa è causata dalla rottura (fissurazione) di una placca aterosclerotica, con conseguente trombosi in corrispondenza della ulcerazione (in aggiunta alla sede locale del trombo è possibile un successivo distacco di un embolo che può occludere un/il vaso a valle: es. fibrillazione atriale con embolo a partenza di un trombo nell’atrio). Gli antiaggreganti andrebbero a inibire la conseguente aggregazione piastrinica che insieme al processo coagulativo è responsabile della formazione del trombo e dell’occlusione vasale. (Raramente alla base delle manifestazioni acute vi può essere uno spasmo vasale, che viene chiamato in causa quando gli esami angiografici non rilevano alterazioni dei vasi).
I fattori responsabili della fissurazione della placca ateromatosa sono molteplici, ma due fenomeni sembrano di particolare importanza: l’infiammazione della placca, e la presenza di un’abbondante componente lipidica, che renderebbero la placca meno resistente all’urto della corrente ematica. Le cellule infiammatorie e soprattutto i macrofagi producono enzimi idrolitici (metalloproteasi), capaci di lisare il collagene della cappa fibrosa, che diviene cosi meno resistente agli stress emodinamici.
Elenco di possibili punti di incontro, parallelismi e punti in comune dei due approcci:
- Particolare attenzione allo Stile di vita.
- Approccio al paziente con attenzione al punto debole peculiare d’organo/alla costituzione/al carattere-psichismo-temperamento/situazione di vita in rapporto all’ambiente, prevedendo un intervento di prevenzione su questi, e il coinvolgimento attivo del paziente.
- Energia vitale (nelle discipline orientali e omeopatia) / parallelismo possibile con effetto placebo-forza di volontà (es. nella riabilitazione medica si cerca il più possibile di motivare il paziente).
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