Tutti sanno che la maggior parte degli stati infiammatori, l a riduzione della circolazione sanguigna, molte reazioni immunologiche, la perdita della fluidità di membrana e il conseguente ridotto scambio nutritizionale (in una parola il processo invecchiamento), sono causati da reazioni chimiche ossidative che avvengono sfruttando queste molecole.
E’ vero che andando avanti negli anni i meccanismi di difesa non hanno più la stessa efficienza di prima (“Attacchi e difese”) ma nulla vieta ad una ultracinquantenne di avere una pelle distesa e fresca, e nemmeno di mantenere un’invidiabile lucidità mentale e tonicità fisica. Basta opporsi ai fenomeni che accelerano i naturali e inevitabili processi d’invecchiamento.
Il nostro organismo è costantemente sottoposto, infatti all’azione di fattori esterni ed interni che hanno la poco invidiabile capacità di danneggiarne la struttura metabolica di base, le cellule (“Il profilo del benessere”) . Basti pensare ad un evento comune come la febbre: una sola giornata di febbre, con il calore indotto, è capace di causare fino a 40.000 frammentazioni del DNA cellulare.
Un vero massacro “al microscopio”!. Ma al di là di momenti patologici particolari possiamo far riferimento a situazioni comuni come lo stress, la sedentarietà, un’alimentazione squilibrata e ricca di grassi e alcol, l’inquinamento ambientale, il fumo e la stanchezza che si accumula.
Segnali d’allarme che si traducono, col tempo, in altrettanti segni più o meno evidenti sul nostro corpo.
Non colpevolizziamo troppo la nostra disattenzione, comunque: spesso si tratta di una minaccia silenziosa, che si sviluppa nell’organismo giorno per giorno “in punta di piedi”. Cosa paradossale, poi, questa minaccia silenziosa è originata proprio dai nostri processi biologici vitali.
L’energia che ci serve per alimentare il nostro metabolismo e quella che spendiamo “nelle relazioni” con l’ambiente esterno viene fornita alle cellule da alcune molecole specializzate, di cui la più importante è certamente l’adenosin-trifosfato (ATP). Le molecole di ATP vengono costruite nelle fucine delle nostre cellule: i mitocondri.
Al loro interno i mitocondri possiedono una vasta gamma di enzimi capaci di innescare reazioni chimiche di combinazione tra idrogeno ed ossigeno e formazione di acqua che sono di “vitale” importanza. Come sempre succede, però, e soprattutto quando i meccanismi sono così complessi e delicati, qualcosa può andare storto.
Anche in condizioni di fisiologica normalità una certa quota di ossigeno sfugge a queste reazioni di riduzione e prende un’altra strada: quella della formazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), che comprendono sia i radicali liberi in senso stretto (anione superossido, idrossilradicale, ossido nitroso) sia altre sostanze attive (acqua ossigenata, ossigeno singoletto, acido ipocloroso) per l’appunto.
I radicali liberi vanno dunque considerati alla stregua di compagni di viaggio (di cui ci sbarazzeremmo con piacere, certo) di tutta la nostra vita. La convivenza forzata comporta danni inevitabili alla struttura del nostro patrimonio cellulare che perde, nel tempo, le sue capacità funzionali vitali e di rigenerazione ponendo quindi un limite alla sua stessa vita biologica.
Poter misurare lo stress ossidativo cellulare in forma accurata e con una metodica rapida è di fondamentale importanza, dunque, per la diagnostica clinica: il test prende il nome di d-ROMtest (“Strumenti del benessere”).
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